Descrizione immagine
Descrizione immagine
Descrizione immagine

 

Intervista al Presidente Nazionale UIF Elisabetta Rampelli

 

"Un nuovo Statuto per ridare dignità all'Avvocatura"



Avvocato Rampelli quali sono gli obiettivi del congresso?
Lo spirito del Congresso è reso benissimo da una frase di Marthin Luther King: <<No. Non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finchè la giustizia non scorrerà come l'acqua e il diritto come un fiume possente>>.


In concreto questo cosa vuol dire?

Per avere maggiore forza nel rivendicare il riconoscimento dell'Avvocatura come soggetto costituzionale dal quale non si può prescindere ogni volta in cui si mette mano alla Giustizia, il nostro Congresso si pone l'obiettivo di risvegliare l'orgoglio dell'appartenenza, la consapevolezza della funzione e il desiderio di combattere per preservare il sacro principio del diritto alla difesa e del diritto del cittadino a un processo celere, giusto, equo e imparziale, davanti a un giudice terzo.

Come si raggiunge questo risultato?

Sottolineando che ogni Avvocato ha il diritto/dovere di mantenere integra la sua autonomia, la sua indipendenza, la sua libertà, per poter avere gli strumenti necessari a garantire quella degli altri. Risvegliando le coscienze sopite e rassegnate, e il dovere di perseguire l'unità dell'Avvocatura. Fissando le basi di uno Statuto dell'Avvocato, un compendio di regole e principi che vadano oltre il codice deontologico, da porre come punti cardine della professione. Per questo vogliamo discutere e approvare la linea politica dell'Associazione per il Congresso Nazionale di Rimini, sulla Giustizia e sulla Professione.

Sono cambiati figura e ruolo dell'avvocato?

Oggi l'Avvocato non ha più consapevolezza della sua funzione. Difendere non significa adattare le norme alla volontà del proprio assistito, o abusarne. Significa assumersi la responsabilità di tutelarne i diritti e pretendere il rispetto delle garanzia, in autonomia. Essere Avvocato significa combattere i soprusi, lottare per la libertà, studiare in continuazione per essere all'altezza di ogni situazione, riconoscersi in un mondo in cui il senso dell'appartenenza spinga ciascuno ad essere migliore e a fare muro quando le conquiste sociali e democratiche sono messe in discussione. Non è cambiato il ruolo dell'Avvocato né è cambiata la sua funzione. Sono cambiati gli Avvocati, che non si riconoscono più nel giuramento che prestano.

Ha inciso la riforma forense?

La riforma non ha inciso più di tanto. Hanno inciso le miniriforme che si sono succedute nel tempo, l'accesso indiscriminato alla professione, il decadimento della Giustizia. Molti sono diventati Avvocati solo come soluzione di ripiego all'impossibilità di trovare un lavoro, e non per libera e consapevole scelta.

È cambiata la percezione del legale da parte del cliente?
È cambiata, è vero. C'è meno rispetto. Sia perché molti Avvocati non incutono rispetto, sia perché il livello medio si è notevolmente abbassato, sia perché per lavorare si asseconda il cliente perdendo quell'autonomia che dovrebbe costituire una delle qualità fondamentali. Una volta, ad esempio, il patto di quota lite era vietato perché l'Avvocato doveva conservare il massimo distacco dalla controversia che stava seguendo, doveva avere autonomia di pensiero. Oggi non è più così e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.


Grandi o piccoli studi? Stessa qualifica professionale ma realtà molto diverse …
Semplicemente Studi. Ma che siano tali. Deve essere consentita la possibilità di scegliere. È innaturale imporre l'aggregazione a chi è diversamente strutturato. Come è innaturale l'Avvocato dipendente dei grandi studi perché non decide, non difende, non assume responsabilità. Agisce solo su prescrizioni di altri e in considerazione dell'utile economico. Perde, quindi, i connotati del libero professionista. Spesso le aggregazioni sono conseguenza della necessità di dividere le spese di gestione dello studio, e sono una forzatura imposta dai mille adempimenti connessi all'esercizio della professione.


Quanto ha inciso la crisi sulla categoria?
La crisi economica ha colpito duramente anche gli Avvocati. Siamo troppi e per niente organizzati come categoria. È necessaria una massiccia opera di formazione che apra gli occhi a tutti coloro che vedono il processo come unica fonte di reddito. L'abolizione del procuratore, ad esempio, ha danneggiato soprattutto i giovani perché di fatto non ha più costretto a quella gavetta che consentiva pienezza di conoscenza anche dei sistemi di gestione di uno studio.

Quale via d'uscita?

Esistono vaste aree da esplorare e conquistare, la mediazione organizzata dagli avvocati può essere un esempio, ma ve ne sarebbero tanti altri.

Capitolo previdenza. Quanto ha inciso la riforma?

La previdenza in un contesto crisi è vissuta come un balzello odioso che molti fanno fatica a pagare. Le nuove regole sono catene che imprigionano. La prospettiva di dover lavorare fino a 70 anni per poter sperare di ottenere una pensione decente, toglie il respiro.

Cosa pensa dell'obbligo di iscrizione alla Cassa?
L'obbligo di iscrizione alla Cassa a prescindere dal reddito con il correlato obbligo di pagare dei contributi minimi di una certa consistenza, soprattutto ora che è entrato in vigore il sistema contributivo, sono un non senso e strozzano i giovani o coloro che, magari per una serie di coincidenze negative, non riescono ad incassare il necessario. Oggi, con la crisi economica, pagare i contributi alla Cassa Forense può essere un problema. Consideri che se non si paga per un anno almeno il contributo minimo, si perde l'intero anno ai fini del calcolo pensionistico.

Chiudiamo con un obiettivo
Non pretendiamo di cambiare il mondo, ma di fissare i problemi che dovranno essere risolti per restituire alla nostra categoria quella dignità e quel rispetto che sono connaturati alla sua funzione. E recuperare l'antico prestigio.